Cosa e dove mangiare

Cosa mangiare

La cucina di Ardea risente di molte influenze: quella della cultura romana, quella della cultura marinaresca e quella delle comunità italiane e straniere che, nel corso degli anni, hanno scelto di venire a vivere nel territorio.

Molti primi piatti sono quelli tipici della cucina romanesca, cioè spaghetti alla gricia (con guanciale, pecorino e pepe), all’amatriciana (con guanciale, pecorino e pomodoro), alla carbonara (con uova, guanciale, pepe nero e pecorino).

Tra i secondi piatti nei ristoranti di Ardea ci si imbatte frequentemente in piatti tipici della cucina romanesca come quelli del “quinto quarto”, cioè la trippa, i rognoni, la coratella, la coda alla vaccinara. Tipico è anche l’abbacchio (un particolare agnello da latte che si usa cuocere alla scottadito, cioè alla brace).

Per i piatti di pesce, si consiglia di scegliere pesci stagionali: in autunno e in inverno, dunque, polpi, ombrine, spigole, cefali, lupini, cannolicchi, fragolini, rombi; in primavera e in estate mazzancolle, telline, cannolicchi, lupini, marmore, seppie e ombrine. Diversi sono i piatti “di mare” tipici del territorio, come gli spaghetti alle telline, gli gnocchetti ai frutti di mare e rucola, i tonnarelli alici e pecorino, i tonnarelli alla timoniera, con diverse varietà di pesce (quelli della stagione), frutti di mare, rucola e leggermente mantecati con la panna, i paccheri ai frutti di mare, il fritto di paranza.

Tra i piatti di verdure, la cicoria ripassata in padella (soffritta con olio, aglio e peperoncino), le puntarelle in salsa di alici, il pomodoro pantano di Ardea, la patata spunta (tipica in estate).

Per un pasto più veloce, invece, la tipica pizza romana (rotonda) è più sottile e croccante rispetto a quella napoletana e si può accompagnare con fritti come fiori di zucca e supplì. Da assaggiare anche la pizza bianca romana prodotta dai forni del territorio e che si può unire alla mortadella Bologna Igp (è un must della cucina della Capitale).

Quanto ai dolci, vale la pena di assaggiare le boccacce, una pizza fritta dolce o salata (solitamente preparata in occasione di feste popolari in piazza) e sul litorale non mancano pasticcerie per gli immancabili maritozzi con la panna e i bomboloni (farciti con marmellata, cioccolata o crema) e ciambelle.


Le produzioni

Tra le produzioni tipiche del territorio, quelle di grano (alcuni pastifici nazionali usano il grano duro e tenero di Ardea per le loro paste), le lumache, il kiwi, il miele (tipico quello di eucalipto e millefiori) e l’olio (con cultivar leccino, rosciola e frantoio).


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Piccolo dizionario di cucina locale

Abbacchio. Il suo nome deriva dal latino ad baculum, al bastone, cioè nel modo in cui veniva cotto. E’ un agnellino da latte che ha tra i 20 giorni e un mese di vita. Si cuoce alla scottadito, al forno o alla cacciatora.

Amatriciana. Piatto importato dall’esperienza rurale reatina, di Amatrice, e dal loro passaggio a Roma. E’ un sugo di pomodoro e guanciale.

Cacio e pepe. Condimento con cacio (di solito pecorino), olio e pepe per i tonnarelli.

Carbonara. Condimento per la pasta fatta con pancetta, uova, parmigiano, pecorino.

Carciofi alla matticella. I carciofi vengono cotti sul fuoco di matticelle, cioè di rami per ardere e conditi con menta, aglio e olio.

Carrettiera. Condimento che, secondo la tradizione, è nato dai carrettieri che portavano il vino dai Castelli Romani a Roma. A un soffritto di olio e aglio vengono aggiunti funghi secchi, pomodoro, ventresca di tonno.

Ciriola. Pane dalla forma allungata tipico dell’area romana.

Coda alla vaccinara. Coda di bue, stufata e condita con verdure

Coratella d’abbacchio. Parte delle interiora dell’abbacchio, solitamente cotte in padella e con i carciofi.

Lumache alla romana. Le lumache – grigette – vengono cotte in una salsa di aglio e pomodoro con peperoncino, menta e acciughe.

Maritozzi alla romana. Impasto dolce con pinoli, uvetta e scorsa d’arancia condito all’interno con panna montata.

Mazzancolle. In romanesco sono i gamberi reali.

Misticanza. Una insalata con verdure miste: erbanoce, caccialepre, porcellana, rucola, cuoricini di lattughe, indivia

Pajata. E’ il duodeno del vitello. Si dice legittima se è di un vitello da latte, illegittima se il vitello ha già iniziato a mangiare l’erba. Il duodeno viene tagliato in pezzetti lunghi circa 20 centimetri per non far uscire il chimo, i suoi succhi digestivi.

Puntarelle. Germogli della cicoria asparago serviti crudi e conditi con aglio e acciughe.

Stracciatella alla romana. Minestra di brodo di carne con uova sbattute, parmigiano e noce moscata.